Festa Tano


Tano Festa nasce a Roma il 2 novembre 1938. Frequenta l'Istituto d'Arte nella sezione di fotografia artistica diplomandosi nel 1957. Espone per la prima volta nel 1959 con Franco Angeli e Giuseppe Uncini alla Galleria La Salita di Roma. L'anno successivo espone ancora nella stessa galleria nella mostra "Cinque pittori: Angeli, Festa, Lo Savio, Schifano e Uncini", giovani artisti romani che condividevano esperienze artistiche e sociali. Festa era amico di Franco Angeli, mentre il fratello, Francesco Lo Savio,che morirà suicida a soli ventotto anni,era amico di Schifano. Nel 1961 tiene la sua prima personale, a cura di Cesare Vivaldi, alla Galleria La Salita. La sua prima produzione pittorica si muove all'interno della rappresentazione geometrica monocroma, su carta e su tela, che assume sempre maggiore forza espressiva; infatti si interessa a rielaborare gli oggetti, estrapolati dalla loro quotidianità, e quindi percepiti nella loro essenza: persiane, porte finestre, armadi e specchi che non svolgono più la loro funzione di oggetti ma, in quanto dipinti, sono pittura. Nel 1962 Festa è invitato alla mostra "The new realist" alla Sidney Janis Gallery di New York. Nel 1963 la galleria La Tartaruga di Plinio dé Martiis si trasferisce a Piazza del Popolo e organizza la mostra "13 artisti a Roma", Angeli, Bignardi, Festa, Fioroni, Kounellis, Manbor, Novelli, Perilli, Rotella, Saul, Tacchi e Twombly, cioè quegli stessi artisti che diedero vita alla cosidetta Scuola di Piazza Del Popolo. Festa è presente, sempre in quell'anno, alla mostra "Giovani pittori italiani a Madrid, Barcellona e Bilbao", alla IV Biennale di San Marino nella sezione Oltre L'Informale, e tiene una personale alla Galleria Schwarz di Milano. Nel 1964 partecipa alla XXXII Biennale di Venezia. Nel 1965 tiene personali a Roma, Milano, Venezia e partecipa alla IX Quadriennale di Roma e alle mostre "L'arte attuale in Italia" a Cannes e a "Una generazione" alla Galleria Odyssia di Roma. Come un artista popolare, così egli definiva la sua attività in quegli anni, Festa dirige ora la sua ricerca verso l'analisi della tradizione artistica italiana del Rinascimento, estrapolando e facendo citazioni dall'opera di Michelangelo. Nella metà degli anni sessanta lavora infatti a grandi pannelli dove appaiono, seguendo la tecnica fotografica, isolati stralci dagli affreschi della Cappella Sistina e dalle tombe medicee realizzati con pittura a smalto su tela emulsionata. Festa realizza anche la serie Le Piazze, visioni personalizzate e straordinarie di monumenti ed obelischi tratte dalle fotografie ottocentesche degli Alinari. Nel 1966 viene invitato ad una importante mostra a Milano, dedicata al cinquantenario del Dadaismo. Qui conosce artisti come Arp e Man Ray. Tiene una personale dal titolo "Il planetario di Tano Festa" alla Galleria Schwarz di Milano, a cura di Maurizio Fagiolo. Partecipa inoltre alla mostra "Aspetti dell'arte italiana contemporanea" alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma. Nel 1967 è presente alla mostra "Art Contemporaine dfe l'Italie" al Musée dell'Haye. Nel 1968 espone al Salon de Main di Parigi. Nel 1971 partecipa alla mostra "Vitalità del negativo nell'arte italiana 1960-1970" al Palazzo delle Esposizioni di Roma e, nel 1973, a "Contemporanea" nel parcheggio di Villa Borghese a Roma.
Nel corso degli anni settanta viene quasi dimenticato dai critici e dai galleristi, benchè sia presente alle manifestazioni artistiche di rilievo. Nel 1975 è presente alla mostra "24 ore su 24" alla Galleria L'Attico di Roma. Nel 1977 partecipa ad "Arte in Italia, 1960-1977", a cura di Antonio Del Guercio, alla Galleria Civica d'Arte Moderna di Torino, e, nel 1978, alla XXXIX Biennale di Venezia. Negli anni ottanta, dopo un lungo periodo di isolamento, riesce a trovare nuovi impulsi creativi grazie anche all'aiuto di Francesco Soligo, che gli mette a disposizione uno studio all'interno della sua galleria, e del barone Giorgio Franchetti, collezionista e da sempre suo estrimatore ed amico.
Realizza la serie Coriandoli, enormi tele fatte di tanti puntini di carta lanciati sulla tela ricca di materia pittorica. Riscopre, inoltre, una nuova figurazione espressa nel segno e nel gesto dure tagliente. il nuovo lavoro di Festa è legato, in questi ultimi anni, all'espressionismo, riletto ed adattato alla sua volontà, di artisti come Munch, Ensor, Bacon e Matisse. Sono questi i Ritratti, gli  Autoritratti e le versioni dei Cardinali. Ma in Festa esiste anche la solitudine, il vuoto che egli esprime fondamentali come Piazza del Popolo, del 1986, e nella serie Piazze d'Italia. La critica, attratta da questa rinnovata creatività, si interessa di nuovo al suo lavoro. Nel 1980 partecipa infatti alla XL Biennale di Venazia e nel 1982 è presente alla mostra "Artisti Italiani Contemporanei 1950-1983", a cura di Achille Bonito Oliva, al Centro di Cultura Palazzo Grassi di Venezia. Nel 1984 è invitato alla XLI  Biennale di Venezia e nel 1986 alla XI Quadriennale di Roma. Sempre in questo anno tiene una personale dal titolo "Un quadro, un capolavoro" allo Studio Soligo di Roma. Nel 1987 vengono allestite una serie di mostre a cura di Francesco Gallo: "Barocco Romano" al tour Fromage di Aosta, "La Virginiana2 allo Studio Soligo di Roma e "Omaggio alla Catalogna" alla Gregoriana di Roma. Sempre in quell'anno Achille Bonito Oliva allestisce, alla Galleria Guastalla di Livorno, "Il vascello fantasma".
Tano Festa, dopo una lunga malattia, muore a Roma il 9 gennaio 1988. Il Comune di Roma, che aveva già in programma una antologica del pittore, nel febbraio dello stesso anno organizza, a cura di Achille Bonito Oliva, una grande retrospettiva negli stabilimenti della ex Birra Peroni.

 

 

 



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