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Enrico Baj, nato a Milano nel 1924, è stato uno dei protagonisti dell’ avanguardia degli anni Cinquanta, fondando il movimento nucleare con Sergio Dangelo, Joe Colombo e altri, e intrattenendo fitti rapporti e scambi con artisti come Lucio Fontana, Piero Manzoni, Max Ernst, Marcel Duchamp, Yves Klein, E.L.T. Mesens, Asger Jorn.
Delle attività di quegli anni, oltre a quelle espositive, vanno ricordati i manifesti, tra cui quello Contro lo stile (settembre 1957), vero momento di snodo verso un’arte non ingabbiata in questioni tecniche e di bella fattura. Nel 1954 è con Jorn nel Mouvement international pour un Bauhaus imaginiste, antesignano delle pratiche situazioniste. Vicino, ancor più che al surrealismo, all’atteggiamento dada, egli ne recupera il versante più paradossale, ispirandosi soprattutto alla patafisica di Jarry, del cui Père Ubu realizzerà anche una versione per marionette, messa in scena da Massimo Schuster. Sin dagli inizi le sue opere riprendono l’arte del collage e dell’assemblage, in virtù dell’utilizzo di tele di materasso, tappezzerie, specchi rotti, tarsie lignee, passamanerie, coccarde, eccetera, in una combinatoria giocosa e grottesca. Celebri sono alcune serie: le Dame, i Generali, i Meccani, che preludono al trittico di grandi opere degli anni Settanta, I funerali dell’anarchico Pinelli, 1972, Nixon’s Parade, 1974, e l’Apocalisse, 1979. In seguito Baj affianca a nuove serie di opere un’attività intensa di scrittore. Negli anni Ottanta pubblica Autodamé (Cappelli, 1980), Patafisica (Bompiani, 1982), Automitobiografia (Rizzoli, 1983), Impariamo la pittura (Rizzoli, 1985), Fantasia e realtà, con Renato Guttuso (Rizzoli, 1987), Cose, fatti, persone (Eleuthera, 1988). Intanto nascono operazioni come Epater le robot, 1983, Manifesto del futurismo statico, 1983-86, i I manichini, 1984-87, Metamorfosi e Metafore, 1988. Degli anni Novanta si ricordano le opere a quattro mani con Mark Kostabi (1992) e con Régis Deparis e Richard e Hervé Di Rosa (1993), che riecheggiano le sperimentazioni giovanili con Fontana, Jorn e altri. Nel 1993 inizia il ciclo delle Maschere tribali, cui fanno seguito i Feltri, 1993-98 e i Totem, 1997. Pubblica inoltre Ecologia dell’Arte (Rizzoli, 1990), Cose dell’altro mondo (Eleuthera, 1990), Scritti sull’arte: dal futurismo statico alla merda d’artista (A.A.A, 1996), Conversazioni con Enrico Baj, con Luciano Caprile (Eleuthera, 1997), Manuale di sopravvivenza: duecento voci per non capire, con E. M. Arnico, eteronimo del figlio Angelo (A.A.A, 1999), Discorso sull’orrore dell’arte, con Paul Virilio (Eleuthera, 2002). Alla fine degli anni Novanta ha inizio la serie dei Guermantes, cui fanno seguito le Storie di Gilgamès, 2001, e Idraulica, 2002. Muore a Vergiate nel 2003.
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